OggettoGaeta, Cattedrale
LuogoGaeta
Tipologiachiesa cattedrale (esistente)
Nome attualeSanti Erasmo e Marciano e Santa Maria Assunta
Immagine
Nomi antichi

Santa Maria del Parco (VII secolo); Santa Maria Assunta

Cronologia

681, ante: fondazione

917: ampliamento

1099/1110: consacrazione

1231, post: rifacimenti

1793: restauro neoclassico

Autore
Committente
Famiglie e persone

Francesco Gattola, arcivescovo di Gaeta (1321-1341) fa realizzare e dota la cappella del Santissimo Sacramento

Descrizione

Si ha notizia dell’esistenza di una chiesa dedicata a Santa Maria del Parco a partire dal 681 (secondo una pergamena su una disputa con la città di Massa ricordata da Federici 1791, p. 198; cfr. D’Onofrio 1996-1997, p. 239, nota 16). Qui secondo la leggenda furono nascoste le spoglie di sant’Erasmo nell’842, in seguito alla riscoperta delle quali nel 917 il vescovo Buono, l’ipata Giovanni e suo figlio Docibile decisero di ampliare l’edificio (lo afferma sulla base di una pergamena Fiengo 1971, pp. 96-97, nota 42; cfr. D’Onofrio 1996-1997, p. 239, nota 17).

La consacrazione però sarebbe avvenuta solo nel 1106, con dedica all’Assunta di Gaeta, per mano di Pasquale II (Croce 1893, p. 84; da Pandolfo, autore della Vita di Pasquale II, edita da Costantino di Montecassino come SS. D. N. Gelasii Papae vitae, 1688, p. 63). Gli eruditi però non sono concordi su questa data: Ughelli (Italia sacra, I, 1717, pp. 537-538) indica il 1110; Muratori (Repertorium Italicarum scriptores, III, 1723, p. 387) indica la data 22 maggio 1099. Il dibattito è riassunto da D’Onofrio (pp. 233-234, nota 6).

La tradizione (non accettata pienamente da Fiengo, ma perorata da Ferraro 1903, 142-143) vuole che fosse una chiesa a sette navate. Effettivamente Gattola scrive essere una chiesa “consistente in sette navi sostenute da trentasei colonne” (cfr. D’Onofrio 1996-1997, p. 237). Il corpo di fabbrica inoltre era molto più lungo, e la facciata fu abbattuta nel 1788 per allargare la piazza (Ferraro). D’Onofrio risolve il problema tipologico delle 7 navate non già con influenze nordafricane, ma con l’affiancamento di due corpi di fabbrica (tipo Amalfi e Napoli), data anche la doppia nomenclatura, Santa Maria e Sant’Erasmo. Un caso dunque di gemmazione di cattedrale doppia.

Dopo il terremoto del 1231 si provvide a ristrutturare l’edificio, innalzando archi ogivali secondo Fiengo. In effetti D’Onofrio (p. 243) ha trovato traccia del finanziamento di 50 once d’oro nel 1255 da parte di Alessandro IV per ristrutturare le domos episcopales ecclesiae gaietanae; secondo D’Onofrio in quest’occasione furono unite le due cattedrali.

Degli arredi medievali restano molti frammenti e il cero pasquale (3.50 metri, 48 riquadri) sul quale è stata prodotta molta bibliografia (Ferraro 1903, pp. 39-119 [totalmente illustrato]; Ferraro 1905; Pippal 1984; Tollo 2002). È stato riportato all’interno della chiesa nel 1904 dopo essere stato collocato fuori (come per il cero del Duomo di Capua). Da notare il riquadro paesaggistico con l’arrivo delle reliquie di sant’Erasmo a Gaeta. La datazione è quantomai incerta: Bessone Aurelij (1935, pp. 127-147), Nicola d’Angelo, metà XII secolo; Fantasia (1932), Antonio Baboccio da Piperno; Pippal, anni quaranta del ’300; Tollo, svevo-angioina (qui è sintetizzato il folto dibattito critico).

Esisteva un Battistero di San Giovanni in Fonte, annesso alla chiesa e fondato nel 1003 dal vescovo Bernardo; dalle pergamene si hanno notizie della sua costruzione tra il 1008 e il 1024, e sarebbe stato concluso nel 1054 (Ferraro 1903, pp. 219-275; D’Onofrio 1996-1997, p. 240). Fu soppresso nel ’500 per far posto al succorpo di Sant’Erasmo.

Il Succorpo fu concluso nel 1610 per volere del vescovo Pedro de Oña (1605-1626), e con l’occasione furono allargati il presbiterio e il coro (c’è un’iscrizione nel coro datata 1683; Fiengo 1971, p. 98, nota 51; e cita Mattei 1854; Ferraro 1903, speciatim cap. pp. 151-159). Secondo D’Onofrio, sulla scorta delle notizie inedite del ms. di Gattola (II, c. 119) la decorazione del succorpo fu affidata a Jacopo Lazzari, con atto rogato da Erasmo Varella l’8 aprile 1619. I lavori furono però ultimati da Dionisio Lazzari tra il 1644 (contratto rogato da Francesco Buosso il 6 settembre) e il 1649 (cfr. De Santis 1971-1972, p. 92; D’Onofrio 1996-1997, p. 228). Gli affreschi sono di Giacinto Brandi.

Una tradizione storiogfafica attribuisce inoltre a Pedro de Oña il trasporto da Minturno del cosiddetto Vaso di Salpione (oggi al Museo Archeologico di Napoli)  per adibirlo a fonte battesimale.

Dell’antica cattedrale resta il campanile (55 metri), che fu iniziato probabilmente nel XII secolo (post 1148, quando da Pandolfo Palagrosio veniva donato un pezzo di terra per costruirlo; D’Onofrio, p. 242) sotto la direzione di Nicola di Angelo (la cui firma, rinvenuta da Ferraro, si trova nel secondo arco del pianterreno) e concluso nel 1259, come testimoniava una perduta epigrafe (Vernazza 1821, p. 27). In esso sono stati impiegati pezzi dell’antico arredo marmoreo della chiesa e materiale di spoglio (sul maestro Nicola di Angelo cfr. Ciccone 1990).

L’attuale edificio è il frutto dei rimaneggiamenti massicci voluti dal governo regio alla fine del ’700. L’iscrizione sul portico ricorda i lavori voluti da Ferdinando IV nel 1792. La nuova cattedrale fu consacrata dal vescovo Francone il 28 maggio 1793 (Fiengo 1971, p. 96, nota 37). Con questi lavori rimase soppressa la cosiddetta “navata vecchia”, con resti di una volta a crociera affrescata e capitelli databili al XII secolo (D’Onofrio 1996-1997, p. 230-231).

La facciata fu conclusa nei primi del ’900. L’edificazione è celebrata nel testo di Ferraro (1903).

Iscrizioni
Stemmi o emblemi araldici
Elementi antichi di reimpiego

Vaso di Salpion riutilizzato come fonte battesimale.

Opere d'arte medievali e moderne

Cero pasquale 

Gisant del vescovo Francesco Gattola (1341 circa)

Storia e trasformazioni
Note
Fonti iconografiche
Piante e rilievi
Fonti/Documenti

Tabularium Casinense. Codex diplomaticus Cajetanus, edito dall’abbazia di Montecassino (1887-1960), con ristampa anastatica nel 1969

 

Atti della visita pastorale di mons. [Carlo] Pignatelli eseguita nella Cattedrale e nella Diocesi di Gaeta nel 1722, Archivio Capitolare di Gaeta

 

Gattola 1756 ca.: G. Gattola, Memorie istoriche della fedelissima città di Gaeta, ms. inedito, 2 voll., Archivio dell’Abbazia di Montecassino 

Bibliografia

Bessone Aurelij 1935: Antonietta Maria Bessone Aurelj, I marmorari romani, Milano-Genova-Roma-Napoli 1935

 

Ciccone 1990: Salvatore Ciccone, «Nicola di Angelo, maestro marmorario a Gaeta e nel Lazio (secolo XII)», Lunario romano, 19, 1990, 25-42

 

Croce 1893: Benedetto Croce, «Storia dell’arte nel napoletano», Napoli nobilissima, 2, 1893

 

De Santis 1971-1972: Angelo De Santis, «La Cattedrale di Gaeta nei secoli XVII e XVIII», Bollettino dell’Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale, 7, 1971-1972, 81-105

 

D’Onofrio 1996-1997: Mario D’Onofrio, «La Cattedrale di Gaeta nel Medioevo», Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte, s. III, 19-20, 1996-1997, 227-249.

 

Fantasia 1932: P. Fantasia, L’arte medioevale in Gaeta con speciale riguardo al candelabro del cero pasquale, Napoli 1932

 

Federici 1791: Giova Battista Federici, Degli antichi duchi e consoli o ipati della città di Gaeta, Napoli 1791

 

Ferraro 1903: Salvatore Ferraro, Memorie religiose e civili della città di Gaeta, Napoli 1903 (speciatim sulla cattedrale pp. 139-149)

 

Ferraro 1905: Salvatore Ferraro, La colonna del cero pasquale di Gaeta, Napoli 1905

 

Fiengo 1971: Giuseppe Fiengo, Gaeta, Napoli 1971 (con tutte le piante delle chiese)

 

Giordano 1972: A. Giordano, La cattedra episcopale di Gaeta, Gaeta 1972

 

Mattei 1854: P. Mattei, «Il succorpo del Duomo di Gaeta, ossia la cappella di Sant’Erasmo», Poliorama pittoresco, 15, 1854, 40, 313-314; 41, 321-322

 

Perrotti 1960: Raffaele Perrotti, Restauro del campanile della Cattedrale di Gaeta, Roma 1960

 

Martina Pippal, «Der Osterleuchter des Doms S. Erasmo zu Gaeta», Arte medievale, 2, 1984, 195-240

 

Roberto Tollo, «Il candelabro per il cero pasquale nel duomo di Sant'Erasmo a Gaeta : cronologia e committenza fra modelli ideologici e modelli stilistici», in Medioevo: i modelli, a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Eletta, Milano 2002, pp. 392-404

 

Vernazza 1821: G. Vernazza, Il campanile di Gaeta, Torino 1821

Link esterni
SchedatoreFernando Loffredo
Data di compilazione01/06/2012 09:18:37
Data ultima revisione30/12/2018 21:41:23
Per citare questa schedahttp://db.histantartsi.eu/web/rest/Edificio/68